GIUSEPPE LOY (Cagliari 1928 - Roma 1981)

Giuseppe Loy nasce a Cagliari il 26 marzo del 1928 da Anna Sanjust e Guglielmo Loy Donà. E' ultimo di tre fratelli: Maria Luisa e Giovanni (detto Nanni).

 

Nel 1938 si stabilisce con la famiglia a Roma.

Dopo una laurea in Legge lavora come commesso in un negozio di stoffe e vende libri a rate per conto di Einaudi.

Nel 1954 sposa Rosetta Provera (in futuro la scrittrice Rosetta Loy).

Dal 1953 al 1957, anche grazie all'appoggio di suo fratello Nanni, lavora nel cinema come segretario di edizione e direttore di produzione (tra gli altri "Vergine Moderna", 1954, di Marcello Pagliero, "Tam Tam Mayumbe", 1955, di Gian Gaspare Napolitano e Folco Lulli, "Guerra e Pace", 1956, di King Vidor, "La Grande Strada Azzurra", 1957, di Gillo Pontecorvo, "Parola di Ladro", 1957, di Nanni Loy e Gianni Puccini); suo è il soggetto di "Gente Felice" (di Mino Loy, 1957) e sue saranno le poesie recitate dalla protagonista di "Amore o Qualcosa del genere" (di Dino B. Partesano, 1968). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1957 comincia a lavorare come dirigente nell’impresa di costruzioni fondata dal padre di Rosetta. Parallelamente esercita due attività senza fini di lucro: la poesia e la fotografia. La seconda costituirà una vera e propria ossessione. Si può dire che per circa trent’anni la macchina fotografica e l’uomo sono stati inseparabili. Ha usato quasi esclusivamente apparecchi Leica muniti di ottiche 35, 50, 90, 180mm.

Ha pubblicato a più riprese le sue poesie sulla Rivista Trimestrale diretta da Franco Rodano.

Nel 1968 si iscrive al Partito Comunista e inizia un'attività politica che lo accompagnerà tutta la vita (prima alla sezione di Ponte Milvio, poi al Flaminio) e si dedica alla formazione di Centri Culturali in varie regioni d'Italia, soprattutto al sud.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Loy muore di infarto a Roma il 5 ottobre 1981, lasciando più di 70 mila scatti, un libro di poesie e quattro figli: Anna, Benedetta, Margherita e Angelo.

 

 

 

 

Alcune sue fotografie in bianco e nero sono comparse nel 1965 a Roma presso la libreria Einaudi e nel 1977 nello spazio “Altre immagini” del Politecnico di via Tiepolo. Sue immagini sono state ospitate in due riviste specializzate : Foto magazin n.1, gennaio 1966 e Le Nouveau Photocinéma, n.13 maggio 1973. Nel 1979 ha tenuto una mostra di fotografie a colori presso la galleria romana “Il Segno”.

 

Prima della sua scomparsa stava lavorando a un progetto per un libro di fotografie che avrebbe dovuto intitolarsi “Una certa Italia” per la collana Grandi Libri Laterza, oltre che a una raccolta di epigrammi, intitolata "Le Nick, Azur Plastique".

Dopo la sua morte le sue fotografie sono state oggetto di mostre: alla Galleria Il Segno (Roma) nel 1983 e nel 2004, alla galleria Sulcis (Cagliari) nel 2014, all'interno della mostra "Obiettivi su Burri", Città di Castello 2019 e in "Fuori le Zero" presso la Galleria Fotografica Corsetti (2019).

Lo scrittore Edoardo Albinati ha raccontato alcune sue fotografie sulla rivista "Nuovi Argomenti", no. 14, 1985.